La cute: una barriera tra organismo interno e ambiente

La cute, costituendo il rivestimento più esterno del corpo umano, svolge l’essenziale funzione di formare una barriera tra l’interno dell’organismo e l’ambiente esterno. Quest’attività è resa possibile da una varietà di meccanismi protettivi di tipo fisico, chimico e immunologico.

Strutturalmente la barriera offerta dalla cute risiede in gran parte nel suo strato corneo che è lo strato più esterno dell’epidermide, di cui rappresenta i 3⁄4 dello spessore complessivo. Lo strato corneo è un organo dinamico: man mano che la maturazione dei cheratinociti procede dallo strato basale verso lo strato granuloso dell’epidermide, i corneociti vengono sospinti in superficie e vanno incontro ad eliminazione, per lasciare posto alle cellule più giovani immediatamente sottostanti.
Il processo di desquamazione è il risultato di un fine equilibrio tra proliferazione delle cellule basali e perdita dei corneociti superficiali. Vi è un costante mantenimento dello spessore e equilibrio tra il distacco dei corneociti superficiali e il mantenimento dell’integrità di barriera. Questo turn over garantisce il ricambio cellulare, lasciando la cute sufficientemente intatta da impedire l’ingresso nell’organismo di sostanze estranee.

I corneociti sono le cellule derivanti dalla differenziazione terminale dei cheratinociti epidermici che subiscono un processo di maturazione passando attraverso una serie di modificazioni, che includono la progressiva perdita degli organelli intracellulari a favore di un accumulo di filamenti allineati di cheratina nel citoplasma, e la sostituzione della membrana plasmatica con il cosiddetto cornified envelope, uno strato proteico spesso e insolubile composto da proteine strutturali. Se durante questo processo subentrano anormalità nel processo di differenziazione dei cheratonociti vi è una iperproliferazione dello strato basale con conseguente compromissione della barriera lipidica e delle sue funzioni antimicrobiche.

Nei soggetti atopici sono state osservate alterazioni strutturali, di barriera, immunologiche e della flora batterica commensale a livello cutaneo, gastrointestinale e respiratorio, che determinerebbero una aumentata permeabilità nei confronti degli allergeni in queste sedi.

La cute danneggiata favorirebbe l’ingresso di allergeni ambientali, con successiva attivazione dell’immunità innata. La stimolazione antigenica causerebbe un danno tissutale con produzione di citochine pro-allergiche.

Una recente review del 2018 ipotizza l’esistenza di un modello “cute-intestino-polmone”, secondo il quale la disfunzione della barriera epidermica nella dermatite atopica determinerebbe la sensibilizzazione agli allergeni ambientali e una risposta infiammatoria di tipo TH2 sistemica che indurrebbe una compromissione della barriera epiteliale in altri organi, tra cui intestino e vie aeree.

Di sovente la dermatite atopica è la prima manifestazione della marcia atopica, è stato quindi ipotizzato che possa essere la prima manifestazione di un quadro complesso che può manifestarsi successivamente con un aumentato rischio di sviluppare l’allergia alimentare e le allergie respiratorie.

Questa relazione potrebbe essere spiegata dall’ipotesi della disfunzione della barriera epidermica che caratterizza i soggetti affetti da dermatite atopica.

 

Fonte bibliografica:

Goleva EBerdyshev ELeung DY. Epithelial barrier repair and prevention of allergy. J Clin Invest. 2019 Apr 1;129(4):1463-1474.

Zhu TH, Zhu TR, Tran KA, et al. Epithelial barrier dysfunctions in atopic dermatitis: a skin-gut-lung model linking microbiome alteration and immune dysregulation. Br J Dermatol 2018;179:570-81.

 

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