Dermatite atopica su YouTube: attenzione ai video ingannevoli

Cerchiamo pure su internet. Ma attenti alle fonti. Un’indagine dell’università di Houston segnala qualche problema sulla qualità delle informazioni pubblicate su YouTube.

Dermatite atopica video: la ricerca di informazioni sulla salute procede in maniera crescente sui media digitali. Una grande risorsa per raggiungere le persone interessate ma, nello stesso tempo, un rischio se la qualità delle informazioni non raggiunge standard adeguati. Dipende molto da chi rilascia le news. Ciò emerge da una recente analisi effettuata dai dermatologi dell’Università del Texas di Houston che hanno valutato come viene rappresentata la dermatite atopica su YouTube.

Sul canale è stata effettuata una ricerca con parole chiave individuando 128 video sul tema. Poi, 2 revisori esperti hanno guardato i video classificandoli in 4 categorie:

  • utili (cioè contenenti  sono una corretta informazione scientifica),
  • ingannevoli o errati (claims scientifici inaccurati o non provati),
  • utile esperienza personale (cioè racconti personali di pazienti con dermatite atopica scientificamente corretti)
  • esperienza personale ingannevole o errata (report personali con claims scientificamente inaccurati o non provati).

Il 32,8% dei video sono stati giudicati utili e il 33% diffonde utili esperienze personali. Dunque, la rappresentazione della dermatite atopica su YouTube si rivela certamente in grado di avvicinare i pazienti a buone pratiche. Resta però una parte di video non all’altezza: il 34,2% è ingannevole e questo coinvolge anche le esperienze personali (17%).

Se andiamo a vedere da dove arrivano le informazioni ci rendiamo conto di quanto sia importante la fonte. Tutto bene se i video arrivano da università, organizzazioni professionali, governi o agenzie di stampa (nessun messaggio ingannevole). Anche quando sono prodotti da singoli professionisti della salute si può stare tranquilli. Qualche problema, invece, se gli autori lavorano per website dedicati alla salute, un terzo dei video sono ingannevoli (4 su 12). Ma le vere note dolenti riguardano le pubblicità e le aziende: in maggioranza video ingannevoli (15 su 25) e persino la metà delle esperienze personali riportate sotto questi marchi sono classificate erronee o ingannevoli (7 su 14). Non bene anche i video rilasciati individualmente da persone che non si occupano professionalmente di salute: circa la metà dell’informazione è classificata ingannevole. Insomma meglio assicurarsi che le fonti siano all’altezza delle aspettative. «La maggior parte dei video che contengono info inaccurate – rilevano gli autori – provengono da persone che non si occupano professionalmente di salute o da pubblicità vergate a aziende for-profit».

Preoccupante anche il dato relativo alla condivisione su Facebook. Ciò riguarda il 28,6% dei video ingannevoli riportanti esperienze personali che, tra l’altro, sono quelli che comportano un maggior engagement, ovvero più capaci di portare il pubblico a prendere iniziative concrete sulla base dell’informazione acquisita.

 

Fonte:

Freemyer B et al. J Am Acad Dermatol (Research letters) 2018; 78: 612-613

 

 

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