Dermatite atopica: le ricette in caso di allergia alimentare

Nella dermatite atopica non è utile l’esclusione degli alimenti “allergizzanti” dalla dieta, perché determina carenza di nutrienti essenziali all’organismo.

Uno dei fattori il cui ruolo nello sviluppo della dermatite atopica si è rivelato importante in questi ultimi anni è senz’altro l’alimentazione o, per meglio dire, l’allergia alimentare.

Varie evidenze riportano difatti che un aspetto ricorrente legato alla dermatite atopica è l’elevata percentuale di soggetti affetti da tale malattia – variabile dal 20% all’80% – che presenta reazioni allergiche, in particolare nei confronti degli alimenti.
L’allergia a diversi cibi, come latte, uova e noccioline, ha mostrato di correlare non solo con un esordio precoce della malattia ma anche con una maggiore gravità della dermatite atopica e dei suoi sintomi a livello della pelle. Fortunatamente in una buona parte dei casi con dermatite atopica si assiste ad una diminuzione progressiva dell’allergia ad alcuni cibi fino alla completa guarigione; in altri casi, invece, l’allergia alimentare è destinata ad accompagnare i pazienti per tutta la vita e in questa categoria di individui si osserva, in particolare, l’insorgenza di eruzioni cutanee eczematose quando sono esposti contemporaneamente al polline di betulla e a cibi come mele verdi, carote, sedano, pere e nocciole.

Una volta confermata la diagnosi di allergia alimentare ci si aspetterebbe che, eliminando dalla dieta i cibi che scatenano l’allergia (allergizzanti) si possa ottenere qualche miglioramento dei sintomi della dermatite atopica a livello cutaneo; recenti evidenze scientifiche, tuttavia, non supportano questa ipotesi soprattutto in particolari circostanze, come in età pediatrica, ove la privazione di alcuni nutrienti porta alla carenza di sostanze fondamentali per l’organismo. La privazione di alimenti allergizzanti dalla dieta non migliora nemmeno il quadro clinico dell’asma o d’infiammazione dell’esofago (esofagite) quando presenti come ulteriori manifestazioni allergiche.

Attualmente la maggior parte degli allergologi suggerisce invece una dieta di reintroduzione graduale del cibo allergizzante, proprio per “istruire” il sistema immunitario a tollerarlo, I cibi maggiormente chiamati in causa sono latte vaccino, uova, grano, frutta secca, pesce e crostacei, anche se tutti gli alimenti sono potenzialmente in grado di scatenare reazioni allergiche anche gravi ma, per quanto riguarda la dermatite atopica, solo uno specialista potrà stabilire se e per quanto tempo vada escluso un certo alimento per poi eventualmente reintrodurlo in maniera graduale nella dieta. Per le uova, ad esempio, si è osservato che il potere allergizzante diminuisce se vengono cucinate. La vitamina D ha dimostrato un ruolo protettivo nei confronti della dermatite atopica solo in chi ha già sviluppato l’allergia, mentre non ci sono evidenze che altri nutrienti, come lo zinco, possano dare benefici.

Per chi soffre di dermatite atopica e allergia alimentare (sospetta o accertata) è invece molto utile e importante adottare piccoli accorgimenti quotidiani, quali: utilizzare il più possibile alimenti freschi e non lavorati; tenere un diario alimentare per un paio di settimane per verificare quali alimenti causano una reazione cutanea; condividere le proprie osservazioni con lo specialista allergologo o col nutrizionista; e soprattutto rivolgersi sempre al medico prima di decidere di escludere gli alimenti dalla propria dieta.

Fonti 

Katta R et al. Diet and dermatitis: food triggers. J Clin Aesthet Dermatol 2014; 7 (3): 30–36.

Chang A et al. Natural history of food-triggered atopic dermatitis and development of immediate reactions in children.  Allergy Clin Immunol Pract 2016; 4 (2): 229–236.

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