Dermatite atopica ed infezioni

L’atopia apre a volte la strada ad infezioni cutanee. Come prevenire e curare? Le recentissime linee guida europee rifanno il punto della situazione.

Sulla pelle dei pazienti con eczema atopico, anche quando non siano presenti le caratteristiche lesioni, si osserva un’elevata colonizzazione da Staphylococcus aureus. Come riportato nel recente Update delle linee guida European Dermatology Forum (EDF), l’attacco batterico è facilitato dalla pre-esistente infiammazione che riduce le capacità di difesa naturali della cute. Il microrganismo, a sua volta, produce tossine che possono scatenare o aggravare il prurito. Dermatite atopica e infezioni cutanee, che tendono a generalizzare, sono quindi correlate.

La presenza dello Staphylococcus aureus aggrava inoltre il difetto delle funzione barriera della pelle, tipica dell’atopia, determinando una sorta di deleterio circolo vizioso.

 

Le nuove linee guida di EDF, rilasciate a maggio di quest’anno, precisano che il legame tra dermatite atopica e infezioni dipende anche dal microbioma, ovvero dall’insieme dei batteri presenti sulla pelle. Se inizia a prevalere una specie, gli eczemi possono risentirne peggiorando la situazione. I ricercatori provano a costruire strategie per controllare il microbioma (emollienti con incorporazione di lisati batterici). Da non dimenticare anche che le infezioni su pelle atopica possono anche essere sostenute da funghi e virus. In particolare il comune fungo Malassezia che può interagire con la risposta immunitaria e la funzione barriera cutanea. Ad ora comunque, una terapia antifungina è giustificata solo in particolari casi con dimostrata sensibilizzazione al fungo e negli eczemi atopici che colpiscono la testa e il collo.

Considerando i dati della letteratura su dermatite atopica e infezioni il panel europeo di esperti arriva alle seguenti conclusioni:

 

  • Sì alla terapia antibiotica sistemica per breve tempo se c’è infezione da S.aureus.
  • No all’uso di antibiotici topici, cioè direttamente sulla pelle, per lungo tempo. Potrebbero aumentare le resistenze ai farmaci e la sensibilizzazione.
  • Antisettici da considerare solo quando c’è evidenza clinica di sovra infezione e nella dermatite atopica cronica resistente ai trattamenti. In primo piano l’ipoclorito di sodio in diluizione. Manca comunque una chiara evidenza a sostegno dell’uso degli antisettici nell’eczema atopico non sovrainfetto
  • Raccomandata la vaccinazione contro il virus della Varicella.

In breve altri due aspetti evidenziati dalle linee guida nell’ottica di affrontare al meglio la coesistenza di dermatite atopica e infezioni.

 

1 – Più del 50% dei contenitori di creme e unguenti – spesso utilizzati – sono contaminati da batteri, come appunto l’S. Aureus. Prendere le necessarie precauzioni. Tenere in frigo, contenitori chiusi, evitare contatti con mani e non scambiare disinvoltamente questi prodotti da una persona all’altra.

 

2 – Il nuovo documento parla anche di tessuti: quali sono i migliori nei casi in cui sulla dermatite si sia sovrapposta un’infezione? Secondo le ultime linee-guida, i tessuti che contengono fibre con ioni d’argento si dimostrano anti-microbici. Ma se non c’è infezione non sono meglio del cotone, spesso raccomandato in caso di dermatite atopica. Alcuni tessuti come il Chitosan, un biopolimero naturale, possono migliorare l’eczema riducendo la colonizzazione a S. aureus e il prurito. Le nuove proposte sono ancora sotto indagine.

 

FONTI

Wollenberg A et al, Consensus based European Guidelines for Treatment of Atopic Eczema (Atopic Dermatitis) in Adults and Children, J Eur Acad Dermatol Venereol 2018; 32(5): 657-682

 

 

LP-217-18

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