Dermatite atopica: capirne le cause scatenanti per contrastarla

Qual è l’origine della dermatite atopica? È difficile per i clinici rispondere a questa domanda. Sicuramente l’eziologia è multifattoriale, con interazioni tra genetica, sistema immunitario e fattori ambientali.

È quanto emerge da uno studio realizzato da due dermatologi, Robert Kantor e Jonathan I. Silverberg, della Northwestern University di Chicago, che hanno tentato di dipanare la complessa matassa conducendo un’approfondita revisione della letteratura scientifica sul ruolo dei diversi fattori di rischio. Il lavoro, pubblicato su Expert Review of Clinical Immunology Journal, sottolinea come la comprensione dei fattori di rischio sia fondamentale per sviluppare interventi mirati a prevenire la dermatite atopica, una delle malattie croniche più comuni dell’infanzia, associata ad alta morbilità e ad elevati costi socio-sanitari.

La prevalenza di questa patologia negli Stati Uniti si attesta attorno al 10-12% con punte fino al 20% in alcune aree.

A fronte dell’annoso dibattito, se la dermatite atopica sia dovuta principalmente ad una disfunzione della barriera cutanea o piuttosto alla conseguenza di una risposta infiammatoria a sostanze irritanti e allergeni ambientali, numerosi studi dimostrano la presenza di mutazioni genetiche che alterano il funzionamento della barriera cutanea con rilascio di citochine e infiammazione. È certo che il sistema immunitario partecipa a questo complesso processo patologico, mix di fattori genetici predisponenti, e fattori ambientali scatenanti.

L’esposizione materna a stressfumo, alcol e antibiotici sarebbe un fattore predisponente, mentre il contatto con patogeni potrebbe essere un deterrente alla sua insorgenza. Persino il clima avrebbe un ruolo: chi vive in paesi caldi, chi si espone al sole e risiede lontano dalle città è più protetto. Il ruolo degli inquinanti atmosferici non è stato ancora chiarito, ma è certo che anche questo è un potenziale fattore di rischio. I cibi grassi possono far peggiorare l’atopia, mentre un allattamento al seno prolungato e l’assunzione in gravidanza di probiotici e prebiotici sono fattori protettivi.

La dermatite atopica è in rapido e costante aumento e questo non può essere attribuito, sostengono gli autori della revisione, ai soli fattori genetici. Gli studiosi suggeriscono che le esposizioni ai fattori ambientali siano da innesco o aggravino la malattia negli individui predisposti. Comprendere attraverso quali meccanismi i fattori ambientali agiscono da “trigger” della patologia potrebbe portare allo sviluppo di bersagli terapeutici. Per concludere, i ricercatori consigliano di vivere in regioni temperate, mangiare pesce, assumere probiotici e prebiotici e supplementi di vitamina D. Suggeriscono anche di evitare la bassa umidità degli ambienti interni, l’eccessivo calore domestico, la sudorazione e gli inquinanti atmosferici così come l’esposizione al fumo di tabacco e all’acqua dura (alta concentrazione di calcio e magnesio), che giocano un ruolo dannoso per tutti i pazienti affetti da dermatite atopica.

 

Fonte

Robert Kantor e Jonathan I. Silverberg. Environmental risk factors and their role in the management of atopic dermatitis. Expert Review of Clinical Immunology Journal. Volume 13, 2017, Issue 1

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