Dermatite atopica e allergie, che legame c'è?

Il legame tra dermatite atopica e allergie tende a progredire con gli anni durante la crescita. La ricerca sta chiarendo i meccanismi alla base della malattia

La dermatite atopica infantile è ormai considerata una malattia con manifestazioni e sintomi cutanei, ma in grado d’influire sull’insorgenza anche di altri disturbi non solo a livello della pelle. Oggi si sa, difatti, che in molti bambini questa malattia infiammatoria cronica della pelle rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di allergie. Il termine “marcia atopica” è stato coniato proprio per descrivere la possibile evoluzione della dermatite atopica della prima infanzia verso la comparsa di allergie nella seconda infanzia: allergie alimentari o respiratorie (come riniti allergiche, asma).

La gravità e la precocità di comparsa della dermatite atopica nell’infanzia sono oggi ritenuti fattori correlati allo sviluppo successivo di malattie allergiche.

Per chiarire i meccanismi della “marcia atopica” – che uniscono manifestazioni soltanto in apparenza diverse, come la dermatite atopica e le allergie alimentari, o respiratorie – gli studiosi hanno iniziato innanzitutto a verificare le basi genetiche di queste malattie, arrivando così a scoprire che dermatite atopica e le forme allergiche respiratorie – come la cosiddetta “febbre da fieno” (un’allergia stagionale) e l’asma – hanno alcune caratteristiche genetiche comuni che portano a uno squilibrio nella risposta immunitaria agli stimoli delle sostanze che provocano allergie (dette allergeni). La dermatite atopica infantile sarebbe quindi la prima manifestazione – più esterna e visibile – di una malattia destinata a coinvolgere poi altri organi con insorgenza di forme allergiche. Più precoce e/o grave è la manifestazione cutanea e prima si svilupperà anche la forma allergica respiratoria, con un aumento fino a 3 volte del rischio di asma o rinite allergica nella seconda infanzia per i bambini in cui la dermatite atopica è stata diagnosticata prima dei 2 anni d’età.

Sul versante genetico sono emerse altre alterazioni che portano a modificazioni della struttura della pelle e delle sue funzioni fondamentali di “barriera”, che proteggono dalla disidratazione e arginano la penetrazione, attraverso la pelle, di allergeni e microbi nell’organismo. Proprio queste alterazioni della cute aumentano le probabilità che l’organismo del bambino sia esposto molto precocemente e più facilmente ad ulteriori allergeni, con maggior rischio di sviluppare allergie di vario tipo, ad iniziare da quelle alimentari: i piccoli che soffrono di dermatite atopica a 6 mesi, sono infatti a maggior rischio di sviluppare un’allergia alimentare all’età di 1 anno o un’allergia respiratoria entro i 2 anni. A questo quadro di maggiore predisposizione alle allergie contribuisce anche la composizione della flora batterica che ricopre la pelle (il cosiddetto microbioma cutaneo): se la flora batterica è poco diversificata e prevalgono ceppi batterici non benefici, la fragilità della barriera cutanea aumenta ulteriormente, facilitando di conseguenza la penetrazione degli allergeni che sensibilizzano verso altre forme allergiche.

Per evitare l’avvio e la progressione della “marcia atopica” la ricerca si è concentrata soprattutto sulla possibilità di potenziare da subito l’effetto barriera della pelle di quei neonati che, a giudizio dei pediatri neonatologi, sono a maggior rischio di sviluppare dermatite atopica.

È stato così dimostrato che l’applicazione regolare di prodotti emollienti standard, a iniziare già dalla nascita, riduce progressivamente il grado di acidità (pH) della pelle e modifica favorevolmente la composizione del microbioma cutaneo: la resistenza della pelle aumenta così in modo significativo, tanto che i piccoli trattati con un emolliente mostrano a 6-8 mesi una netta riduzione della comparsa di dermatite atopica, rispetto ai neonati non trattati.

Nella fattispecie, il trattamento con un tipo di emolliente a base di ceramidi – applicato a partire dalla terza settimana di vita e fino ai 6 mesi – ha mostrato di ridurre notevolmente non solo la probabilità di comparsa della dermatite atopica, ma anche la sensibilizzazione agli allergeni alimentari nei mesi successivi.

La ricerca sull’efficacia preventiva dell’uso precoce di preparati emollienti e idratanti è tuttavia ancora in corso con l’intento di capire se l’effetto protettivo nei confronti della “marcia atopica” possa estendersi positivamente anche alle allergie respiratorie.

Diverso invece l’approccio nel caso di bambini che hanno già manifestato la dermatite atopica: in questi bimbi l’assunzione di proteine delle arachidi (in quantità stabilite dai pediatri) tra i 4 e gli 11 mesi ha mostrato di ridurre fino all’81% il rischio di allergia alle arachidi a 5 anni; nel caso delle allergie alle uova, un’assunzione controllata di polvere di uova si è rivelata in grado di ridurre fino al 30% il rischio di allergia a 12 mesi.

In conclusione, se da un lato la ricerca ha mostrato che si può prevenire – almeno in parte – la progressione da dermatite atopica ad allergie alimentari comuni (come quelle ad arachidi e uova), dall’altro non vi sono ancora dati definitivi sulla possibilità di prevenire le allergie respiratorie o quelle ad alimenti diversi da quelli citati.

 

Fonte

Tham EH et al. Mechanisms by which atopic dermatitis predisposes to food allergy and the Atopic March. Allergy Asthma Immunol Res 2019; 11: 4-15.

 

 

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